Errori comuni derivanti da un cliente non in target

Accadde circa 2 anni fa.

“Pinocchio”, è un mio carissimo collega alle prese con un “il Gatto”, un cliente che ha appena acquistato un immobile commerciale di 5 piani abbandonato da una decina di anni.

Il prezzo di compravendita è sembrato da subito un grande affarone ma la realtà tutta intera è che l’immobile appare più come un’imbarcazione che fa acqua da tutte le parti.

La società finanziaria di credito del Gatto, d’altra parte, se n’è accorta appena il perito ha varcato la serranda e, senza troppi complimenti, ha bollato l’immobile come vetusto.

Insomma una “cacca”.

Non immagino le bottiglie che avranno stappato appena il Gatto ha sottoscritto tutte le clausole fideiussorie.

Pinocchio mi chiama entusiasta dopo qualche tempo chiedendomi di supportarlo nella progettazione.

Gli chiedo se ne è sicuro.

Avermi come partner è come avere un mastino a pochi metri senza guinzaglio pronto a staccarti una coscia.

Acconsente gioioso con l’entusiasmo dell’inconsapevolezza. Beata ignoranza.

Pinocchio peraltro aveva già “tirato giù” una bozza di progetto davvero molto attraente.

Per un attimo lo assecondo e inizio a parlare di poetica della progettazione, pareti in high-tech insieme a qualche altro mezzo chilo di stronzate. Poi rinsavisco e svesto gli abiti dell’architetto ecumenico per indossare quelli del “bastardo” imprenditore.

Domanda secca: «Qual è il budget del tuo cliente?».

«Hai capito la mia domanda?» replico immediatamente.

«Sì penso di sì. Non so quale sia il suo budget e non me ne frega neanche un granché, se posso dire…».

“Dovrebbe importarti» gli rispondo «perché potresti aver progettato qualcosa che non è in grado di realizzare».

«In qualità di architetti, dobbiamo realizzare un bel progetto attento ai particolari, ottimizzando le superfici e dandogli la possibilità di lanciare in grande stile la sua nuova attività. Hai visto com’è adesso l’immobile? E’ davvero uno schifo. Lo risistemiamo e dopo sai quanta gente ci andrà?».

«Ho capito.» gli rispondo.

«Sapevo che avresti capito» ribatte Pinocchio.

«Ho capito che non hai capito “una pera”» controbatto.

«Cosa?…».

«Il Gatto è indebitato fino all’osso del sedere per l’acquisto di un immobile vetusto e tu gli stai tirando giù una super progettazione senza conoscere il suo budget?

Che cosa hai mangiato? Trenette al pesto di metanfetamina?».

«Ah ma io il preventivo gliel’ho fatto!» replica stizzito Pinocchio.

«Non lo metto in dubbio» ribattei prontamente «ma io ti ho chiesto un’altra cosa…».

La conversazione termina così, dopo una breve pausa da ambe le parti.

Ci ripromettiamo di risentirci nei prossimi giorni.

L’errore più grande di essere un architetto, consiste nel ragionare da architetto. Quante maledette volte l’avrò mai ripetuto!

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E anche questa volta, ahimè, la verità non tarda ad arrivare.

Giunge il giorno di effettuare un sopralluogo.

Pinocchio mi chiama e mi chiede se nel weekend posso dedicare una mezz’oretta nel visionare questa “bellezza”.

La cosa non mi dispiace un granché viste le previsioni di tempo soleggiato per il sabato e la vicinanza di una piacevole stamberga vista mare nota per essere la mangiatoia preferita dei pescatori del posto.

«Molto volentieri!» gli rispondo senza esitazione, ricordandomi di quella dritta gastronomica.

«Direi di fare in tarda mattinata» aggiungo con un evidente aumento della salivazione «visto che si tratta solo di una mezz’oretta…».

Così, in quattro e quattr’otto, arriva il gioco agognato.

In tutta onestà avevo saltato anche la colazione per giungere preparato alla trattor…ehm…volevo dire al sopralluogo.

Appena parcheggiato ammiro da lontano il bene vetusto insieme al sopraggiunto Pinocchio.

Insomma. Ruskin si sarebbe messo a piangere per la commozione. Io, tutt’altro, ero colmo di perplessità.

Giunti proprio davanti compare il Gatto con un sorriso a 31 denti [N.d.A.: vabbè questa non posso spiegarla].

Si presenta con garbo e sorride frequentemente: diffido sempre da chi sorride troppo.

Aveva già spalancato le vetrate della spelonca e ci invitava ad entrare come se fosse un bordello.

Altrettanto amabilmente mi racconta cosa vorrebbe realizzare: resto quasi persuaso.

Pinocchio aveva fatto i compiti e inizia ad inanellare una serie di problematiche che presentava l’immobile da quelle statico strutturali fino alla presenza degli acari. Non esattamente un buon biglietto da visita.

Alche il Gatto sembra perdere il suo sorriso smagliante.

«Ma quanto mi verrà a costare risistemare tutte ste cose?» esplode d’improvviso.

«Perché la Volpe mi ha detto che con 80 000 aurei avrei risistemo tutto», aggiunge col volto segnato.

A quel punto sono io quello che inizia a sorridere.

«E chi sarebbe la Volpe?» chiedo gentilmente.

«Il Sig. Volpe è l’impresario di fiducia del Sig. Gatto» risponde Pinocchio.

«Capisco…» [N.d.A.: proprio in tutti i sensi] replico.

 

[>>>continua…]

 

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